Il Partito Popolare ha vinto le elezioni regionali in Andalusia, ma ha perso la maggioranza assoluta e sarà ora costretto a negoziare con Vox per restare al governo della comunità più popolosa della Spagna. Il voto di domenica 17 maggio, letto dalla stampa spagnola come un test nazionale in vista delle prossime elezioni politiche, consegna a Juan Manuel Moreno una vittoria netta ma politicamente meno solida di quella ottenuta quattro anni fa.
Secondo i risultati diffusi dopo lo scrutinio, il PP ha ottenuto 53 seggi, cinque in meno rispetto ai 58 del 2022 e due al di sotto della soglia dei 55 deputati necessaria per governare da solo nel Parlamento regionale, composto da 109 seggi. Il partito resta largamente primo, con il 41,6% dei voti, ma la perdita della maggioranza assoluta apre una nuova fase di dipendenza parlamentare dall’estrema destra. Vox sale a 15 seggi, uno in più rispetto alla precedente legislatura, e diventa decisivo per l’investitura e la stabilità del futuro esecutivo andaluso.
La stampa spagnola ha sottolineato il carattere ambivalente del risultato per Moreno. El País ha scritto che la perdita della maggioranza assoluta “empaña”, offusca, il ciclo elettorale del PP e apre una crepa nella strategia nazionale di Alberto Núñez Feijóo, perché conferma la difficoltà dei popolari a governare senza Vox. Lo stesso Moreno aveva costruito la campagna sulla promessa di un governo moderato e senza l’estrema destra, arrivando a definire un eventuale esecutivo con Vox “un governo impossibile”.
Il voto andaluso rappresenta dunque un successo solo parziale per il PP. Da un lato, Moreno mantiene una distanza molto ampia dal Partito socialista e conferma il predominio della destra in una regione che per decenni era stata una roccaforte del PSOE. Dall’altro, la perdita dell’autosufficienza parlamentare indebolisce la narrazione di un centrodestra capace di governare da solo e rilancia il nodo, già centrale nella politica spagnola, del rapporto con Vox.
Il risultato è particolarmente pesante per i socialisti. Il PSOE, guidato in Andalusia da María Jesús Montero, fino a poco tempo fa ministra del Bilancio e vicepresidente del governo Sánchez, si ferma a 28 seggi, due in meno rispetto al 2022, segnando il peggior risultato della sua storia nella comunità autonoma. Montero ha riconosciuto il risultato negativo e ha promesso che il partito analizzerà gli errori commessi. Per Pedro Sánchez, il voto andaluso costituisce un segnale d’allarme in vista della scadenza nazionale del 2027, perché mostra la difficoltà del PSOE a recuperare terreno anche in territori storicamente favorevoli.
La campagna elettorale era stata dominata da temi interni alla regione, ma con evidenti riflessi nazionali: le carenze della sanità pubblica, il narcotraffico, la disoccupazione e la sicurezza. In particolare, il dibattito sulla sanità aveva eroso l’immagine gestionale di Moreno, mentre Vox ha cercato di capitalizzare il malcontento con una linea più dura su immigrazione, ordine pubblico e “priorità nazionale” nell’accesso agli aiuti pubblici. Secondo elDiario.es, l’estrema destra si consolida come terza forza e riesce a radicarsi soprattutto in alcune aree dell’interno e in province come Almería, pur senza compiere il salto elettorale più ampio atteso da una parte degli osservatori.
A sinistra del PSOE, il dato più rilevante è l’avanzata di Adelante Andalucía, che passa da 2 a 8 seggi e supera la coalizione Por Andalucía, formata da IU, Podemos e Sumar, rimasta a 5 seggi. La crescita della formazione andalucista di sinistra, guidata da José Ignacio García, complica ulteriormente il quadro dell’opposizione: il PSOE resta il principale partito alternativo al PP, ma vede consolidarsi alla sua sinistra uno spazio politico più autonomo e territorialmente radicato. RTVE ha parlato di un vero “sorpasso” di Adelante su Por Andalucía, segnalando il fallimento della somma delle sigle della sinistra statale nel competere con il progetto andalucista.
La nuova aritmetica parlamentare mette ora Moreno davanti a una scelta difficile. Per essere investito presidente, il leader del PP dovrà ottenere almeno l’appoggio o l’astensione di Vox. Una coalizione formale con l’estrema destra rappresenterebbe però una smentita della linea moderata rivendicata durante la campagna; un accordo esterno, invece, lascerebbe comunque Vox in una posizione di forte condizionamento politico. È questo il punto su cui si concentra la lettura della stampa spagnola: il PP vince, ma non può più governare da solo; Vox cresce poco, ma diventa indispensabile.
[a cura di Simone Cantarini]

